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L’iniziativa suscitò il più vivo interesse presso un ristretto consesso di esperti altamente qualificati, ma non presso i responsabili politici, più attenti a dichiarazioni di principio che a proposte di pragmatiche soluzioni tecniche.

Passarono alcuni anni di apparente disinteresse per l’”idea”, finchè nel 1997 l’On. Publio Fiori, deputato di AN ed ex Ministro dei Trasporti, in una interpellanza parlamentare dell’11.06.97, invitava addirittura il Governo a considerare l’opportunità di dare corso all’ idea di Transaqua per tentare di pacificare, attraverso la sponsorizzazione di questa grandiosa opera, gli eccidi tribali che si verificavano ricorrentemente nella regione dei Grandi Laghi africani. Appena un mese dopo, il 18.07.1997, la giornalista americana Muriel Mirak–Weissback pubblicò (sia pur sbagliando di 10 anni -1992 anziché 1982 – la data di edizione di Transaqua) sull’ Executive Intelligence Review e su American Almanac il testo integrale inglese dei tre documenti Transacqua, stigmatizzando l’indifferenza e la mancanza di interesse dei Paesi occidentali nell’ignorare “The Transaqua Proposal”.

MOVISOL – Movimento Internazionale per i diritti civili – pubblicò su Solidarietà (anno IX, n.1, Aprile 2001) un intervento di Uwe Friesecke, nel quadro della Conferenza “La pace attraverso lo sviluppo” tenutasi a Khartum fra il 14 e il 17 Gennaio 2001, dal titolo “Il fallimento economico e politico della globalizzazione in Africa” nel quale al sottotitolo “L’alternativa: la pace attraverso lo sviluppo”, menziona “Transaqua – un’idea per il Sahel”, indicando questo progetto come il solo capace di portare un reale beneficio a “vantaggio delle popolazioni dell’Africa centrale e della Regione  dei Grandi Laghi”, dimostrando, fra l’altro, dai dati riportati nel suo intervento, di avere letto attentamente l’idea di Progetto.

Si concludeva così il suo intervento: “Se l’occidente avesse voluto seguire una strategia responsabile per la pace e lo sviluppo dopo il 1989 ( o anche dopo il 1982-n.d.r.) avrebbe incoraggiato i leaders africani a cercare soluzioni in questa direzione. Invece Transaqua è rimasto nel cassetto e i protagonisti della geopolitica occidentale hanno fomentato la guerra nell’Africa centrale”.

Sempre Movisol pubblica il 31 Marzo 2006 il testo di un articolo del suo Presidente Paolo Raimondi “Alcune proposte programmatiche per uscire dalla crisi” al termine del quale cita, tra le grandi infrastrutture, Transaqua capace di contrastare l’avanzamento del deserto oltre che apportare  acqua, cibo e lavoro.

Merita di essere segnalato, infine, il ponderoso documento “Human Development Report 2006” edito dall’UNDP che pubblica il contributo di numerosissimi esperti, i cui interventi mettono spesso in rilievo la tragica problematica del Lago Ciad che sta scomparendo, ed uno di questi interventi cita proprio quanto il Dr. Bukar Shaib riferì in occasione dell’intervista di Mino Damato, ovvero la richiesta della Commissione per la salvaguardia del bacino del Lago Ciad all’UNDP di un finanziamento per studiare la possibilità di deviare una parte delle acque del bacino del Congo in testa al fiume Chari per rivitalizzare il Lago (senza mai citare Transaqua). “A tutt’oggi però – commenta l’Autore – i Paesi membri sono riusciti a raccogliere  solo sei milioni di dollari per uno studio di fattibilità. Con questo andamento, soltanto per ottenere un progetto, potrebbero essere necessari altri 10-20 anni”.

Nel 2001 M. Vichi – in occasione di una serie di viaggi per consulenze effettuati in Libia per conto dell’Ambasciatore Patrizio Schmidlin – ebbe modo di aggiornarsi sullo stato delle risorse idriche di quel Paese e dei grandi progetti stradali di collegamento con gli altri Paesi limitrofi africani e, supportato dal forte convincimento dell’ Ambasciatore Schmidlin, estese l’”idea di Progetto” ad una ipotesi di ricarica di alcune falde idriche del Sahara libico che da alcuni anni alimentavano, già fin da allora, la ciclopica opera in parte realizzata dalla Libia, il “GRANDE FIUME” (GMR - “GREAT MAN-MADE RIVER”) con il quale era in corso di risoluzione il problema idrico del Paese.

Il più grande acquedotto della terra, che attraverso una rete di circa 4.000 km di tubazioni, trasferiva , ormai da alcuni anni, un ‘fiume di acqua’ dalle profondità del deserto sahariano fino alla costa mediterranea della Libia, una volta ultimato – i dati dell’epoca (2000) ne prevedevano la ultimazione nel 2007 – si ipotizzava fosse in grado di  distribuire sei milioni di metri cubi di acqua al giorno, pari a circa due miliardi e duecento milioni di metri cubi annui, rifornendo di acqua il Paese sia per usi civici che irrigui.

Ma le riserve di acqua che alimentano il “GRANDE FIUME” non sono rinnovabili essendo di origini fossili e, quindi, soggette a limiti temporali stimabili in alcune decine di anni.

Inoltre l’abbassamento delle falde derivanti dal continuo emungimento avrebbe forse potuto  determinare in seguito, un graduale decadimento della qualità delle acque.

M. Vichi, in quella occasione e con i dati raccolti sul posto, mise a punto una idea di progetto aggiornata, denominata INTERAFRICA, con la quale si ipotizzava, per la prima volta, di rendere “perenne” l’opera del “GRANDE FIUME” con la “ricarica” di alcuni acquiferi sahariani in territorio libico a partire dal Lago Ciad – a sua volta “ricostituito” con le acque del Fiume Congo - e l’innesto della viabilità libica a sbocco mediterraneo (N’Djamena – Tripoli), con le grandi direttrici viarie Est-Ovest di collegamento fra Lagos e Mombasa.

INTERAFRICA, editato anche in inglese e arabo, fu dall’Ambasciatore Patrizio Schmidlin sottoposto, in via informale, all’attenzione delle Autorità libiche nel 2001 L’improvviso decesso dell’Ambasciatore non consentì l’approfondimento della proposta, né di accertarne il suo reale interesse.

Nel Maggio del 2003, M. Vichi, con l’intento di mantenere vivo l’interesse sull’”idea” di recupero e salvataggio del lago Ciad, constatando soprattutto il generale disinteresse politico internazionale, prestò volentieri la propria consulenza ad alcuni amici di VAMS Ingegneria di Roma che, dimostrando forte interesse per l’iniziativa, pubblicarono una sintesi delle proposte di trasferimento idrico denominata AFRICAN GRAND CANAL PROJECT. Ma anche questo tentativo, effettuato col preciso obbiettivo di promuovere entro i successivi due anni, una prima tranche  di finanziamento a favore di una Studio Preliminare di Fattibilità, non ebbe alcun seguito, sempre a causa delle note difficoltà dovute alla eccessiva dimensione dell’iniziativa.

Nota: Questo “cenno storico” ha il solo ed unico scopo di fare chiarezza su alcune inesattezze che, durante questi lunghi anni, sono state riportate dalla stampa internazionale e di lasciare una traccia scritta sulla reale storia di queste “idee di Progetto” e delle persone che vi credettero e che contribuirono a mantenere vivo l’interesse e a  promuoverne l’immagine. Molte di loro non ci sono più ma, se ci fossero, ci crederebbero ancora oggi, più di ieri. Residua la speranza che qualche Organizzazione Internazionale, nel quadro delle tante conferenze sull’argomento, abbia il coraggio di assumersi la responsabilità di avviare una iniziativa a livello dei problemi africani, ammesso di essere ancora in tempo.
 

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