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Nell’Aprile 1984 Bonifica, sempre sotto l’egida ”IRI – ITALSTAT” editò, con il prezioso apporto professionale dell’Ing. Andrea Mangano – all’epoca dirigente responsabile del settore idraulico di Bonifica - un secondo documento promozionale “TRANSAQUA – ZAIRE” più focalizzato su questo Paese, cui fece seguito, nel Febbraio 1985, un terzo documento, “TRANSAQUA – CENTRAFRICA” che metteva in evidenza la posizione strategica della Repubblica Centrafricana e la sua posizione di “pivot” dell’intero Progetto.

La successiva attività di approfondimenti e promozione dell’”idea” (non è mai stato definito “progetto” poiché è sempre mancato un vero e proprio studio di fattibilità tecnica ed economica che si poteva solo intuire ma non dimostrare e quantificare), fortemente supportata dall’allora A.D. Giorgio De Camillis, fu intensa e appassionata e riscosse molti consensi sia tecnici che politici ma, malgrado l’impegno della Società, l'"idea" non riuscì a decollare. Il motivo appariva sempre lo stesso: l’eccessiva ambiziosità e i costi dell’iniziativa.

Al fine di “internazionalizzare” maggiormente il progetto, il Dr. Luca Milano, all’epoca assistente per l’estero della Direzione Generale di Bonifica, coadiuvato da un consulente esperto di politiche africane, il Dr. Antonio Lesina, accompagnò nel 1987 il noto giornalista televisivo Mino Damato ad intervistare l’allora Presidente della Repubblica dello Zaire Mobutu Sese Seko, visto che, in fin dei conti, era il suo Paese che avrebbe dovuto fornire l’acqua per il Progetto, anche se lo Zaire stesso ne avrebbe tratto grossi ritorni economici. La reazione del Presidente in quella intervista fu di piena adesione e solidarietà al Progetto.
Nello stesso periodo l’allora Ambasciatore italiano a Kinshasa, il Dr. Farinelli, anch’esso intervistato in proposito, si espresse  in termini di assoluta adesione al Progetto, “l’unico che offra una soluzione al problema della sete nel Sahel”.

Incoraggiato dall'accoglienza dei Paesi africani interessati, lo stesso De Camillis volle affidare nel 1988 ad un regista professionista un esauriente filmato su Transaqua in versione italiana e inglese, da utilizzare in ogni utile occasione.
Il 27 Marzo 1988 nel corso di una trasmissione RAI (“Alla ricerca dell’Arca”, condotta da Mino Damato) il Dr. Bukar Shaib, all’epoca Presidente del Comitato per il salvataggio del lago Ciad, si dichiarò anch’esso convinto, ancorché consapevole delle enormi difficoltà di realizzazione, che il Progetto di Bonifica fosse l’unico che avrebbe realisticamente potuto salvare il lago ed il vasto territorio circostante che milioni di persone e di animali stavano abbandonando.

Durante la stessa trasmissione M. Vichi illustrò i principali aspetti tecnici dell’”idea di Progetto”, della quale continuava ad essere il responsabile di commessa ed il referente aziendale. Intervistato da Mino Damato, il Dr. Bukar Shaib, illustre e abile politico nigeriano, annunciò che il Comitato per la salvaguardia del Lago Ciad aveva richiesto all’UNDP di finanziare gli studi per il progetto Transaqua.

L’Ambasciatore Patrizio Schmidlin, alla fine degli anni ‘80, in qualità di Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero per gli Affari Esteri italiano aderì, con grande convinzione, alla iniziativa e si adoperò per avviare il finanziamento di un primo Studio Preliminare di fattibilità, ma si ritenne che l’ampiezza e gli impegni derivanti dall’iniziativa, fossero tali da suggerire il coinvolgimento fino dall’inizio, di un Consesso Finanziario Internazionale di “bailleurs de fonds” piuttosto che della cooperazione di un singolo Paese.

Nel Gennaio del 1990, M.Vichi e L.Milano, su invito della Nippon Koei, una delle maggiori Consulting engineering giapponese con molti interessi in Africa, si recarono a Tokio per un incontro sull’argomento Transaqua ed in quella occasione vi fu un approfondito scambio di vedute circa la possibilità di avanzare nel progetto mediante una iniziativa congiunta italo-giapponese, ma l’incontro non ebbe alcun pratico seguito per la difficoltà di accordi sul piano finanziario.

Sempre nel 1990, L. Milano intervenne per illustrare il progetto Transaqua durante il corso di una sessione della Lake Tchad Basin Commission con sede a N’Djamena, alla quale partecipavano i rappresentanti dei quattro Paesi rivieraschi suscitando interesse ma anche scetticismo sulla possibilità di reperire finanziamenti adeguati per giungere ad un progetto di fattibilità.


Ing. R. Vacca

L’ultimo tentativo per rilanciare TRANSAQUA fu effettuato, questa volta dell’IRI stesso, in occasione della “Seconda Conferenza  Mondiale sull’Ambiente” tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. L’IRITECNA, per l’occasione, editò un numero speciale della sua rivista “I’M- IRITECNA MAGAZINE”, che elencava, fra le  proposte di progetto considerate più significative concepite dal Gruppo, anche “Un progetto italiano per salvare il Sahel”.

Nella presentazione  del suo intervento alla Conferenza, cui partecipava anche l’ing. Roberto Vacca, convinto assertore dell’iniziativa, IRITECNA evidenziava che il Gruppo “può vantare al suo attivo, attraverso l’impegno di alcune delle sue partecipate che hanno operato con successo in tutto il mondo, una rara e complessa esperienza conquistata nelle aree più delicate del globo dal Sahel al Senegal, proprio in quel settore della tutela ambientale al quale è dedicato questo importante summit. Tutto ciò, sommato al pacchetto di progetti elaborati da IRITECNA (basterà citare fra tutti “TRANSAQUA” che prevede l’apporto nel Lago Ciad di circa cento chilometri cubici di acqua all’anno) rende quindi questo Gruppo uno dei più qualificati a prendere parte alla ridefinizione delle strategie di partecipazione dei Paesi industrializzati ai grandi piani di cooperazione internazionale”.

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